Remì

Francesco 4 anni (Italia)

C’era una volta un topolino bianco che desiderava essere un supereroe. Non si sentiva come tutti gli altri topi della sua colonia e spesso indossava un mantello rosso ricavato da vecchi stracci che gli uomini avevano buttato nei cestini della spazzatura. 

«Sei buffo, Remì» gli dicevano i suoi fratelli «fai il topo come tutti noi!»

 «Fai il serio» gli diceva suo padre, e nessuno lo capiva. 

Viveva in campagna con la sua famiglia, ma il sogno più grande era quello di raggiungere la città per vivere mille avventure da supereroe. Una notte lo mandarono alla ricerca di cibo in una casa poco distante dalla loro tana e lui sbuffò: non aveva voglia di fare il topolino normale, voleva sconfiggere i cattivi e salvare gli uomini come un vero supereroe.  Il padre però gli ordinò di ubbidire e Remì fu costretto a fare come gli aveva chiesto. Arrivato nella casa, si arrampicò su per la grondaia ed entrò dal tetto. Una volta sceso nel camino spento, il mantello che indossava gli si incastrò sotto alcuni legnetti. Iniziò così a squittire preoccupato di rimanere intrappolato per sempre. I suoi versi richiamarono un gattone nero che già pregustava di mangiarlo in un sol boccone. 

«Ti prego non mangiarmi», lo supplicava Remì, «sono un supereroe e posso salvarti la vita!» 

Il grosso gatto scoppiò a ridere e gli rispose: «Io vedo solo un topolino spaventato e ora ti mangio». Proprio mentre stava per spiccare un salto, una ragazza comparve nella stanza e allungò il suo braccio in una maniera incredibile, riuscendo dalla porta ad afferrare Remì e a trarlo in salvo. 

Il gattone, beffato, iniziò a soffiare e a miagolare, ma la giovane allungò l’altro braccio e prese ad accarezzarlo sulla testolina. Il felino si calmò e uscì dal salone. Rimasti soli, il topolino che era ora nella mano della donna, si agitava quasi volesse parlare con lei, ma naturalmente squittiva solamente, mentre il suo mantello svolazzava e si muoveva con lui. 

«Ehi, piccolo! Sei un supereroe anche tu? Ti ho riconosciuto subito da come sei vestito» gli disse con dolcezza e poi si presentò: «Sono Elastic Girl. Ora va’, sei libero» e lo lasciò andare.  

Remì fuggì via emozionato, aveva conosciuto una supereroina in carne e ossa e lei si era accorta dei suoi superpoteri. Decise di tenere per sé il ricordo di quella avventura, ma crebbe ancora di più in lui il desiderio di rivederla e di poterle ricambiare il favore. Così la notte seguente, di nascosto da suo padre e dai suoi fratelli, si avventurò nuovamente nella casa e stavolta decise di entrare dalla finestra che Elastic Girl aveva lasciato aperta. Quello che vide lo preoccupò: la giovane supereroina era legata a una sedia e un cattivone la stava minacciando con una pistola. Subito il coraggioso Remì, ricordandosi che era un supereroe, entrò nella stanza e morse il malintenzionato a un polpaccio. Per il dolore e la sorpresa la pistola gli cadde in terra e fuggì via: Elastic Girl era salva! Remì con pazienza rosicchiò tutta la fune che teneva imprigionata la donna, che lo ringraziò e gli disse: «Ma, allora, sei davvero un supereroe! Ti porterò con me in città a conoscere altri come noi».  

Remì non stava più nella pelle dalla gioia, il suo desiderio stava per avverarsi. Poi pensò che poteva essere più utile come supereroe nella colonia di topi della sua famiglia e ringraziando con uno squittio Elastic Girl, la salutò e tornò nella sua tana, pronto a vivere mille altre avventure. 

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