L’Aggiustacuori

Taja quasi 5 anni (Russia)

C’era una volta, in una terra martoriata dalla pioggia e dal vento, un villaggio con delle case scrostate dalle facciate smunte e monotone. Senza il sole a illuminare la vita, la decadenza era visibile non solo per le strade, ma anche nei cuori delle persone. 

La mattina in cui cambiò tutto, Katia si era svegliata presto e dopo aver spalancato le imposte, affacciandosi alla finestra aveva visto sfrecciare una macchina azzurra. Aveva le ruote grandi con un bottone blu al centro e sputava sassolini. Un veicolo del genere al villaggio non s’era mai visto! La bambina si vestì in fretta e si allacciò le scarpe bucate dal tempo e dall’usura. Quando raggiunse la cucina, la famiglia era già a tavola a bere il tè e mangiare in silenzio quel che restava della pagnotta. Ormai il grano scarseggiava e per comprarlo i pochi spiccioli in tasca non bastavano più. 

«In qualche modo ce la faremo» disse il padre. La bambina taceva, lo sguardo incollato alle molliche sparse intorno alla tazza fumante. 

«Cos’è questo rumore?» domandò la madre all’improvviso. 

«Cosa vuoi che sia? I soliti tuoni, no?» l’apostrofò il marito in un moto di stizza.

«Ti sbagli. Questo è più acuto.» 

«Ma neanche per sogno! Bambini, voi ricordate un giorno senza pioggia?»

Katia inclinò la testa da un lato e con un dito attorcigliò un boccolo dorato. Dopo aver riflettuto, sentenziò con la voce forte e chiara: 

«Mai successo!»

«Visto?»

Il rumore cessò per un attimo, poi rimbombò di nuovo. Sopra le loro teste il lampadario oscillava. Spaventati, i genitori saltarono in piedi e corsero subito fuori, seguiti da Katia e i suoi fratellini Nicolai e Ivan. Di solito grigio e nuvoloso, per la prima volta li attese un cielo privo di lampi minacciosi. Persino il sole era rispuntato spargendo tutt’intorno i raggi turchesi. 

La quattroruote avvistata da Katia passò loro davanti e si fermò con una frenata così stridula che dovettero tapparsi le orecchie. Lo sportello dell’autista si spalancò e una scarpa rossa toccò la terra umidiccia. Prima apparve una gamba, poi il busto fasciato in un completo blu notte su cui spiccava una cravatta color rubino, e infine la testa di un omino che venendo fuori dall’abitacolo alzò il cappello a mo’ di saluto. 

«E tu chi sei?» gridarono all’unisono i bambini.

«Peter, l’Aggiustacuori.»

«L’aggiusta che?» disse Katia sgranando gli occhi.

«L’Aggiustacuori» ripeté l’omino e s’inchinò. «Al vostro servizio!»

«Che vuol dire?» chiese Nicolai.

«Riparo i cuori delle persone.»

Ivan spalancò la bocca.

«Come?»

«Mica posso svelarvi i miei segreti! — sorrise l’omino — Posso però dirvi perché. Gli uomini hanno smesso di amare e sono diventati tristi. E quando sono tristi fanno cose brutte.»

Il volto di Katia s’oscurò. Anche il maltempo che aveva rovinato la raccolta e messo in ginocchio il loro villaggio era una responsabilità dell’uomo? Voleva fare altre domande, ma Peter la bloccò con uno sguardo gelido che la inchiodò a terra, ammutolendola.

«Tutto a suo tempo! Ora venite con me. Anche tu!» 

L’omino schioccò le dita e il sangue tornò a fluire nelle vene di Katia. Di nuovo vigorosa, la voce uscì dal petto sparando parole a raffica: dove, per quanti giorni, e se per la pioggia rimanevano bloccati da qualche parte? Esasperato, Peter sospirò e con un cenno della mano li invitò a salire a bordo. I genitori erano ormai due punti neri in lontananza quando la macchina, aumentando di velocità, raggiunse lo sterrato.

Dopo un lungo viaggio, si fermarono davanti a un palazzo. Sospinte da un venticello leggero, le tende colorate svolazzavano dalle finestre aperte che emanavano un profumo dolce. Katia inspirò a fondo e schioccò la lingua contro il palato. Ivan si accarezzò la pancia. A Nicolai venne l’acquolina in bocca al pensiero di mangiare qualcosa di diverso dalle solite briciole. 

L’omino salì le scale e aprì la porta, poi fece passare i ragazzini che si guardarono intorno con curiosità. Ivan toccò una parete. Sembrava appena dipinta e degli aloni di umidità, a cui era abituato, nemmeno uno sbaffo. In confronto a casa loro era una reggia! Quando poi entrarono in cucina, alla vista del tavolo imbandito a festa lo stupore fu così grande che non smettevano di darsi le gomitate ridacchiando. 

«Servitevi pure! — Li esortò Peter. — Il cibo è il primo attrezzo importante per aggiustare il cuore e farlo battere di nuovo forte.»

«E il secondo?» domandò Katia tra un boccone e l’altro di una torta al cioccolato.

«Il secondo sta fuori. Finite di mangiare e ve lo faccio vedere.»

Con le bocche ancora impastate di zucchero a velo si affacciarono alla finestra sul cortile. L’omino allungò il braccio di un metro e le dita della mano si schiusero come petali di un fiore. 

«Quelle tavolette di legno dipinto cosa sono?» disse Nicolai.

«Servono a far girare la giostra.»

«Che cos’è una giostra?» chiesero Katia e Ivan.

«Una specie di macchina che vi fa volare. Volete provarla?»

«Sììì!»

Uscirono in strada mano nella mano, correndo. Peter spiegò loro come prendere il proprio posto e la posizione del corpo che dovevano assumere per non cadere. Al calar della sera, dopo aver girato a lungo a suon di risate argentine, i tre tornarono al villaggio con una forza nuova nel corpo e un solo desiderio: cambiare il mondo interpretando alla lettera il Manuale del Perfetto Aggiustacuori. 

Pubblicato da Emy Ristovic

Serbian expat living in Italy. Writer. Journalist. Storyteller and founder of @piccoligrandisognatori.

3 pensieri riguardo “L’Aggiustacuori

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