Medusa

Taja quasi 5 anni (Russia)

Nel villaggio di Mazi, in una casetta di mattoni giallastri, vivevano due famiglie imparentate fra loro. Nei campi, in mezzo a sterpi e muretti a secco, due cuginetti passavano le giornate giocando. Leonardos, il maggiore, chiamava Aliki perché lo seguisse nelle sue scorribande fra le colline all’inseguimento di banditi immaginari che sconfiggevano con il loro ingegno.

C’era un solo un posto proibito: la collina di Aristarco. Si narrava che vi vivesse Medusa, ultima delle Gorgoni, una creatura con serpenti al posto dei capelli che pietrificavano chiunque li guardasse. 

«Balle!» sbottava Leonardos con la cuginetta. «Medusa è stata ammazzata da Perseo, lo dice sempre il maestro.»

«Se invece fosse vero?» ribatteva Aliki che dei rischi inutili non era amica.

Suo cugino tanto disse che alla fine la convinse ad andarvi alla ricerca di chissà quali e incredibili tesori.

Un mattino s’incamminarono. Corsero in silenzio fra l’erba alta mentre il sole sorgeva da oltre le montagne e prima dell’ora di colazione erano già a metà via. Si fermarono a mangiare un po’ di pita spalmata di miele, poi ripresero a salire fra sassi e rovi finché, poco oltre una curva, notarono la statua di un uomo che impugnava un gladio. Più avanti videro decine di statue: in piedi, inginocchiate, nell’atto di fuggire o con l’arma spianata, e tutte, proprio tutte, con gli occhi sgranati dalla paura.

Stavano per darsela a gambe quando l’eco di un pianto li fermò.

«Sarà un prigioniero di Medusa, dobbiamo aiutarlo!» dichiarò Aliki che, sotto l’aria timida, aveva un cuore coraggioso. Stringendo la piccola spada di legno Leonardos annuì, prese la mano della cuginetta e ricominciarono l’ascesa. 

Nel vento udivano un singhiozzo seguito da altri singhiozzi più fievoli e quel suono diede loro il coraggio di un intero esercito. 

Arrivati alla sommità i due si nascosero dietro una sporgenza alla ricerca dello sventurato, ma non videro nessuno. Deglutendo la paura che gli chiudeva la gola come una mela inghiottita intera avanzarono un passetto alla volta. Poi videro una cosa stranissima: una donna dalla pelle violacea, con dita lunghe e artigliate e una chioma fatta di serpi nere piangeva con il volto nascosto fra le ginocchia e anche i serpenti piangevano con lei, in un canto tanto triste che avrebbe sciolto il più malvagio dei cuori.

I due bambini si guardarono perplessi, possibile che quella creatura lacrimosa fosse la terribile Medusa?

«Signora?» pigolò Leonardos ben attento a tenere gli occhi a terra.

«Andatevene!» strillò Medusa con la voce rotta di lacrime e rabbia. 

«Perché piangete?» chiese Aliki fissando la schiena del cugino.

A quella domanda le serpi sibilarono. «Tutti mi odiano perché uccido la gente, ma non lo faccio apposta, ci sono nata così. Provo a spiegarmi, ma nessuno mi crede e sono costretta a difendermi.» 

«Dobbiamo aiutarla,» dichiarò Aliki.

«Come? Mica può andare in giro bendata!»

«Lo ascolti mai il maestro? Sono i serpenti a essere pericolosi, non i suoi occhi. Ho un’idea!» E si avvicinò all’orecchio del cugino per esporgliela.

«Signora, vi aiuteremo, però dovete promettere che non ci farete del male,» disse Leonardos avvicinandosi a testa china.

«Sparite!» Un sasso atterrò di fianco a loro.

«Se i vostri serpenti tenessero gli occhi chiusi noi li benderemo, così potreste stare in mezzo agli altri senza nuocere,» proseguì deciso il bambino.

A quelle parole un’altra ondata di sibili si levò, Medusa parlava con i suoi capelli in una lingua tutta loro. «Vorrebbero provare, ma io credo sia troppo rischioso.»

«Non è giusto che vi credano un mostro!» esclamò Leonardos.

Senza attendere oltre Aliki strappò dalla sua tunica tante strisce e Leonardos le passò attorno alle testoline dei serpenti che se ne stavano fermi e a palpebre abbassate, intanto Medusa osservava affascinata quei due bambini che si fidavano di lei tanto da rischiare tutto per aiutarla.

«Grazie,» mormorò alla fine.

«Prima di ringraziarci assicuriamoci che funzioni.» Leonardos frugò fra i rovi fino a estrarre una lucertolina che lanciò ai piedi di Medusa. «Guardatela.»

Lei ubbidì, l’animaletto sotto il suo sguardo si irrigidì qualche istante e poi corse via. La donna esplose in una risata di gioia e un sibilo festoso si innalzò dalla sua chioma.

Aliki e Leonardos la scortarono fino al villaggio e la protessero quando gli uomini cercarono di assalirla con spade e lance. Il coraggio dimostrato dai bambini commosse gli abitanti che decisero di darle una possibilità. Medusa andò a vivere in una casa al limitare del paese, ogni tanto occorreva sistemarle le bende, ma solo i suoi due piccoli amici potevano avvicinarsi, perché i serpenti avevano ancora paura degli estranei. Passò molto tempo e alla fine tutti si abituarono a quella donna gentile con le serpi al posto dei capelli. Aliki e Leonardos restarono amici di Medusa per tutta la vita e le loro gesta fecero il giro della Grecia; per secoli si narrò del coraggio di due bambini che avevano saputo andare oltre le apparenze.

Anna Lisa Manotti

Pubblicato da Piccoli Grandi Sognatori

Progetto creativo e dinamico per grandi e piccini. Immagini e parole a servizio della fantasia.

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