La principessa di Amor

Melissa 5 anni (Italia)

C’era una volta, una fanciulla molto affascinante e sensibile, che viveva in un castello tra colline verdeggianti e corsi d’acqua cristallini. Anita aveva i capelli color castagna, lunghi e lisci, una bocca rosea con labbra carnose, un corpo flessuoso e gli occhi azzurri come il suo adorato papà. 

Indossava abiti variopinti e ben rifiniti, cuciti a mano dalla sarta Linda, amica da molti anni della regina Emma. Era incantevole, irradiava all’esterno la sua bellezza utilizzando modi gentili con tutti, anche con coloro che non perdevano occasione per schernirla. 

Anita aveva una caratteristica: il suono della sua voce era simile a quello delle cornacchie, che spesso planavano sui rami degli alberi che costeggiavano la fortezza. 

Grazie alla delicatezza della sua famiglia e dei suoi affetti più cari aveva accolto sin da piccola questa peculiarità.

Quando crebbe tutto cambiò. I rapporti con gli altri aumentarono e spesso si trovava di fronte a persone vili e burbere. Se accadevano episodi spiacevoli Anita non rispondeva mai alle provocazioni, preferiva allontanarsi in silenzio. 

Un giorno, il papà e la mamma di Anita decisero di organizzare una festa per dare il benvenuto alla primavera. La famiglia reale, da generazioni, considerava questa stagione il simbolo della felicità e del risveglio dei desideri. Lo stemma reale era rappresentato, infatti, da una margherita dai petali bianchi con al centro un cuore dorato e splendente.      

Gli avi di Anita avevano tramandato da secoli una tradizione: durante la notte dei festeggiamenti, in coincidenza con l’equinozio di primavera, tutti i cittadini di Amor potevano esprimere un sogno e affidarlo alle stelle. Si sarebbe sicuramente avverato entro il giorno prima dell’arrivo dell’estate. 

Anita era molto felice, aveva già in mente il desiderio che avrebbe espresso fra due giorni. Ogni anno aiutava Linda nei preparativi per la festa. Una mattina, infatti, si svegliò di buon ora e, con la carrozza rosa, l’accompagnò al mercato. La lista della spesa era lunghissima e così si divisero i compiti.  

Stava per raggiungere il banco della frutta e della verdura quando le si accostò Costantino, un ragazzo povero del paese. Egli, tentando di imitare la voce della fanciulla, disse con disprezzo: «Oggi hai lasciato il tuo nido per spaventare tutti con la tua voce gracchiante?» e, mentre rideva ingrossando il petto, Anita rispose: «Ciao Costantino! Perché ti prendi beffa di me? Io mi accetto così come sono e tu?» e, senza aspettare nessuna risposta aggiunse: «Colgo l’occasione per invitarti alla festa di primavera che si terrà domani l’altro al castello. Ti aspetto, i sogni ci rendono persone interessanti e amabili!»

Anita fece un cenno di saluto e continuò i suoi giri. Dentro di sé sentiva crescere un’emozione di tristezza mista a gioia: aveva risposto con garbo alla malignità e si sentiva già in attesa di un cambiamento miracoloso. 

I suoi genitori le avevano sempre detto che la gentilezza è un’arma potente, capace di costruire anziché distruggere. 

Il giorno prima della festa aiutò in cucina e si destreggiò in piatti succulenti: antipasti, pasta al forno, verdure grigliate e pastellate, dolci al cioccolato e alla crema, confetti e confetture ai frutti di bosco. 

Il momento tanto atteso arrivò. Il castello era illuminato con bellissime torce lungo tutto il sentiero. La musica faceva da sottofondo creando un’atmosfera romantica e serena. Gli invitati iniziarono ad arrivare e la gioia cominciava a essere palpabile. 

A un tratto, in groppa a un asino, la famiglia reale vide arrivare Costantino. Anita era molto contenta di vederlo e si avvicinò per dargli il benvenuto. I due ragazzi erano l’uno di fronte all’altro quando lui si inginocchiò e disse: «Cara principessa Anita, sono giunto fin qui per porgervi le mie scuse. La fatica dei campi e la povertà mi rendono una persona villana e sgarbata». Anita abbracciò il ragazzo e disse: «Caro, non ti rammaricare capisco che le insoddisfazioni possono indurire il cuore». 

Dopo aver deglutito, Costantino con coraggio esordì dicendo: «Anita, voi siete il mio desiderio più grande e, in questa notte speciale, volevo chiedervi in sposa» e, con le lacrime agli occhi per la gioia, le porse una corona d’oro con sei cuoricini rossi sulle punte. 

Il ragazzo aveva speso tutti i suoi risparmi e venduto il maiale più grasso per esprimere il suo amore. 

All’improvviso, tutti gli invitati, i servitori, il re e la regina espressero il loro entusiasmo facendo esplodere nell’aria una valanga di applausi, poiché apprezzarono il gesto umile e pieno di tenerezza del povero Costantino. Anita lo ringraziò con un abbraccio e disse: «Il mio sogno si è appena avverato, aspettavo il tuo pentimento per avermi deriso e la tua dichiarazione d’amore».

Quel giorno fu ricordato a ogni anniversario. I due giovani vissero felici e contenti per tutta la vita, insieme alla piccola Margherita, nata proprio durante un equinozio di primavera.

Elvira Morella

Pubblicato da Piccoli Grandi Sognatori

Progetto creativo e dinamico per grandi e piccini. Immagini e parole a servizio della fantasia.

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