Il negozio del signor P

Wendy 15 anni (Messico)

In un paese lontano, il cui nome non è dato a sapere, il signor P è una leggenda vivente. Nessuno sa quanti anni abbia, né quale sia il suo vero nome. Tutti però, in un modo o nell’altro, hanno avuto a che fare con il suo negozio speciale, aperto alla fine del secolo scorso da un suo antenato altrettanto misterioso. Le generazioni si susseguono, ma lui è sempre lì, in piedi dietro al bancone, sorridente e impaziente di esaudire ogni desiderio infantile. 

Il negozio del signor P si trova sulla strada che Wendy fa ogni mattina per andare a scuola. Anche a costo di arrivare tardi a lezione, non può evitare una breve sosta davanti alla vetrina abbellita da tanti oggetti nuovi. Non sono però i giocatoli a incuriosirla, a casa ne ha una montagna in condivisione con la sorella minore e se n’è già stancata, bensì una statuetta in bella vista sullo scaffale centrale.

Si tratta della miniatura di un monumento noto, che stuzzica la fantasia di Wendy dal giorno in cui l’ha visto per la prima volta in un programma di viaggi. Il nome le sfugge sempre, per via di una pronuncia difficile, perciò lo chiama Casa. La sera, quando chiude gli occhi abbandonandosi alle fantasticherie fanciullesche, s’immagina come una principessa che vive all’ultimo piano di quella torre enorme che si staglia contro un cielo limpido e privo di nuvoloni. 

Peccato che la sua Casa si trovi lontano, molto lontano, e per raggiungerla deve attraversare oceani e sorvolare catene montuose dai nomi altrettanto impronunciabili. È un viaggio lungo e stancante per una bambina, almeno così dice la mamma e Wendy non ha alcun motivo per dubitarne. Tuttavia, quel sogno è così importante per lei che non se la sente di rinunciare senza almeno cercare una strada alternativa. 

Dopo settimane di appostamenti mirati, oggi finalmente Wendy spingerà il portone in vetro del negozio speciale del signor P. Non è stata una decisione facile da prendere. Per quanto le storie che girano sul conto dell’uomo sembrino vere, Wendy non sa se si può fidare e prima di fare un passo simile ha pensato a tutto, persino alle conseguenze nel caso qualcosa andasse storto. Nessuno è in grado di dire in che modo il signor P esaudisce i desideri, forse è un mago o uno stregone. Ne ha già sentito parlare di questi individui loschi. 

Wendy si sistema lo zaino sulle spalle e stiracchia il grembiule con le mani tremanti. Mentre si appresta a dare la spinta, viene accarezzata da un refolo arrivato chissà da dove, forse dal mare, che le infonde il coraggio per fare l’ultimo passo. Il portone scricchiola, e anche le scarpe di Wendy fanno un sussulto. 

L’apertura è accompagnata da un suono dolce, simile a quello di uno strumento a corde. Forse un’arpa, pensa Wendy guardandosi intorno con curiosità. Da dietro il bancone spunta fuori un uomo basso e ricurvo, con gli occhiali schiacciati su un naso aquilino. Indossa un abito a tinte scure e tiene in mano un grosso libro impolverato.  

«Cosa desideri?» chiede sorridendo e spazza via con un soffio i granelli di polvere che si dissolvono nell’aria con un luccichio. 

«Io, io…» balbetta Wendy e si copre la bocca con una mano. Quell’uomo è sicuramente il signor P e solo in quel momento si rende conto di non essere pronta per affrontarlo. Non ha mai chiesto nulla, non sa nemmeno come si fa. Che figuraccia, pensa sconsolata. 

«Non temere di esprimere i desideri. Apri il tuo cuore e rendili liberi. Il resto arriverà da sé.»

«C-o-c-o-come?» chiede Wendy esitante. 

«Nella maniera più semplice che ci sia: grazie alla magia di cui tu stessa, mia cara, sei l’artefice.»

Incredula, Wendy prima stropiccia gli occhi, poi si tira su le orecchie, e già che c’è, si dà anche un pizzicotto sulle guance. Appurato che non si tratta di un sogno — il signor P è davvero lì davanti a lei in carne e ossa —, riacquista la calma e s’incoraggia a dare la voce ai suoi pensieri.

«Quindi lei non è uno stregone?»

«Uno stregone io? Certo che no, mia cara!»

«E nemmeno un mago?»

«Mago? Ma neanche per sogno!»

Wendy abbassa la testa cercando di mascherare la propria delusione con un sorriso. Se quell’uomo non ha alcun potere, allora è stato tutto inutile. Il sogno di fare la principessa e vivere su quella torre alta che buca il cielo e fa il solletico al sole rimarrà soltanto un sogno. Forse è arrivato il momento di crescere e smettere di credere a certe fandonie.  

«Mi scusi se l’ho disturbata» dice a voce bassa accennando ad andarsene. Non ha il coraggio di guardare in faccia il signor P e così corre alla porta, ma prima di raggiungerla viene bloccata dall’uomo.

«Fermati. Non abbiamo ancora finito il discorso.»

«Ma quale discorso? Ho capito benissimo che non c’è nulla da fare. Non vedrò mai quella torre.»

«Forse tu no, ma ti assicuro che la torre Eiffel vedrà te.»

Wendy sgrana gli occhi.

«Cosa?»

«Vieni.» Le fa il cenno di seguirlo nella retrobottega. 

È uno stanzino  piccolo, ma stracolmo. Ci sono scatoloni su scatoloni. Il signor P si china su uno di questi e tira fuori un involucro di cotone che srotola sul tavolino all’ingresso svelandone pian piano il contenuto. Al vedere un paio di occhiali con una lente mancante un’ombra attraversa il volto di Wendy.

«Tutto qui?»

Il signor P sorride. 

«Indossali, chiudi gli occhi e metti una mano sul cuore.»

Wendy obbedisce. 

«Cosa vedi?»

«Nulla.»

Il signor P sorride di nuovo.

«Risposta sbagliata!»

«Ma non c’è niente, solo il buio!» Indispettita, Wendy incrocia le braccia davanti al petto, sbuffando. 

«Non avere fretta, signorina. Ritenta. Ricorda, occhi chiusi e una mano sul cuore.»

Wendy obbedisce di nuovo. Questa volta, però, le ombre cominciano a diradarsi ed ecco che a un tratto appare una strada. Nelle orecchie rimbomba il ronzio delle macchine e tutt’intorno ci sono persone che parlano una lingua sconosciuta. Wendy sussulta.

«Adesso vedi tutto, vero?»

Wendy annuisce. Ha la bocca impastata e i pensieri confusi, ma è felice che crede di poter toccare con un dito il cielo, lo stesso contro cui, in lontananza, si staglia la sua Casa. Basterebbero pochi passi per raggiungerla, ma le gambe di Wendy sono molli e titubanti.

«Ora vai e conquista il tuo regno!»

Non se lo farà dire due volte. 

Pubblicato da Emy Ristovic

Serbian expat living in Italy. Writer. Journalist. Storyteller and founder of @piccoligrandisognatori.

2 pensieri riguardo “Il negozio del signor P

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