Il Regno dei tre Cipressi

Emma 6 anni (Italia)

Nel Regno dei Tre Cipressi, Sole splendeva da mesi senza sosta. I Tre Cipressi avevano allungato le radici sempre più lontano per trovare acqua e mantenere la loro bella chioma fitta e verde scuro.

Giorno dopo giorno le radici si facevano più lunghe e più sottili, tanto che una famiglia di ragnetti le aveva scambiate per una grossa ragnatela e vi si era stabilita e si era messa in attesa della cena.

Dopo qualche giorno i ragnetti si scocciarono di aspettare e di tapparsi le orecchie per non sentire il rimbombo da terremoto dello stomaco vuoto che faceva eco contro la terra polverosa.

L’aria si era fatta talmente secca che ai ragnetti pizzicava il naso e i peletti neri dentro le narici gli facevano il solletico e li obbligavano a starnutire in continuazione.

«Basta! Non si può andare avanti così!» disse uno.

«Andiamo a lamentarci con i Tre Cipressi!» disse l’altro.

«Non è colpa nostra,» dissero i Tre Cipressi traballanti.

«E allora di chi è?» chiesero i ragnetti.

«È colpa di Sole che non la smette di splendere e secca tutto.»

I ragnetti tessero, tessero e tessero ancora. Tessero la tela più lunga della loro vita, un filamento dietro l’altro, fino ad arrivare a Sole. Sudati e con gli occhialoni scuri, furono comunque costretti a non guardare Sole in faccia per non finire accecati da tanta luce.

«Sole! Non vedi che casino stai facendo là sotto? Fatti da parte e lascia spazio a Nuvola, abbiamo bisogno di pioggia subito o finiremo a fare i ragni del deserto.»

«Non è colpa mia,» disse Sole.

«E allora di chi è?» chiesero i ragnetti.

«È colpa di Nuvola che non ci fa più visita.»

I ragnetti tessero, tessero e tessero ancora e finalmente incontrarono una nuvoletta rachitica e sfilacciata, quasi trasparente.

«Nuvola! Perché non vieni più nel Regno dei Tre Cipressi? La terra è così arida che gli alberi traballano, manca poco e finiranno con le radici per aria.»

«Non è colpa mia,» disse Nuvola.

«E allora di chi è?» chiesero i ragnetti.

«È colpa di quel fumo bollente laggiù,» rispose Nuvola con un sospiro che la fece scomparire.

Cercarono di qua e cercarono di là, ma di Nuvola non era rimasta alcuna traccia: il cielo era limpido e azzurrissimo.

I ragnetti tessero, tessero e tessero ancora fino ad arrivare di fronte a un grosso cubo grigio-topo con un camino che si sarebbe nascosto tra le nuvole se ce ne fossero state. Al posto delle nuvole c’era invece una grassa coperta nera e viola di fumo che faceva da cappello al cubo.

«Chi sei tu?» chiesero i ragnetti.

«Mi chiamo Fabbrica,» disse il cubo. 

«Ascolta, Fabbrica: smettila di sputare tutto quel fumo. È troppo caldo e scioglie le nuvole e così Sole splende troppo forte e secca tutto e le radici dei tre Cipressi sono diventate sottili come la nostra tela e noi non catturiamo più niente da mangiare perché gli insetti sono partiti in cerca di acqua.»

«Non è colpa mia,» disse Fabbrica.

«E allora di chi è?» chiesero i ragnetti.

«È colpa degli esseri umani che non sono mai soddisfatti e vogliono sempre qualcosa in più. Mi fanno lavorare sempre. Non ricordo nemmeno più l’ultima volta che sono stata in vacanza.»

I ragnetti tessero, tessero e tessero ancora e arrivarono in città per parlare con gli esseri umani.

«Uomini! Smettetela di comprare tante cose, lasciate che Fabbrica vada in vacanza, così Nuvola potrà nascondere Sole e verrò Pioggia. La terra sotto i tre Cipressi si bagnerà, gli insetti torneranno e noi potremo mangiare.»

Gli uomini si guardavano l’un l’altro cercando un colpevole. Cerca cerca, guarda guarda, ma gli uomini non trovavano niente e nessuno.

«Non è colpa nostra,» dissero infine.

«E allora di chi è?» chiesero i ragnetti.

«È colpa del sistema.»

I ragnetti tessero, tessero e tessero ancora e ancora tessero, tessero e tessero ancora un po’, fino a fare il giro del mondo. Sistema non si trovava da nessuna parte.

I ragnetti tornarono dagli uomini.

«Il sistema non si vede. Il sistema siamo noi con le nostre abitudini,» dissero gli uomini.

«E allora, vedete che è colpa vostra!» disse un ragnetto.

«Dovete aiutarci o i Tre Cipressi si seccheranno e cadranno,» disse un altro ragnetto.

«E noi moriremo di fame,» disse un altro.

Pensa pensa, parla parla, gli uomini non riuscivano a mettersi d’accordo.

«Basta!» dissero i ragnetti. «Prendete una bottiglia d’acqua e venite con noi.»

Gli uomini fecero come gli avevano detto i ragnetti: presero una bottiglia d’acqua e li seguirono fino al Regno dei Tre Cipressi. Vuotarono le bottiglie d’acqua sulle radici degli alberi e, mentre aspettavano guardavano il cielo, annusavano i fiori, accarezzavano l’erba e stavano sdraiati sulla terra.

«È bello qui,» disse un uomo.

«È bello così,» disse una donna.

All’improvviso, nel mezzo del cielo, si formò una nuvoletta bianca che si gonfiava e ingrassava e girava e si rotolava e cambiava colore e forma e grandezza. La nuvoletta bianca si trasformò in una nuvolona nera. Un lampo giallo squarciò il cielo, un tuono fece tremare la terra e poi cominciò a piovere. 

I ragnetti, gli uomini e le donne si presero per mano e alzarono la testa ballando intorno ai Tre Cipressi.

Erika Casali

Pubblicato da Piccoli Grandi Sognatori

Progetto creativo e dinamico per grandi e piccini. Immagini e parole a servizio della fantasia.

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