Carabella a Marghiore

Liliana Yazmín 7 anni (Messico)

La coccinella Carabella, durante un pomeriggio di sole splendente, decise di volare verso Marghiore, il villaggio dell’amicizia. Leggerella, la farfalla dalle splendenti ali blu oltremare, abitava in una piccola casa fucsia dal tetto rosso e, appena vide l’amica, le andò incontro tintinnando le sue piccole antenne verdi. Dopo che i loro sguardi si incrociarono, si salutarono con un abbraccio, sfiorandosi con le loro grandi ali.

La gioia di rivedersi, dopo tanto tempo, divenne subito contagiosa: nell’aria e sui prati tutto sembrava danzare seguendo il ritmo di una musica armoniosa e rilassante. 

«Ho così tante cose da raccontarti che non so da dove iniziare» precisò Leggerella e proseguì: «Intanto accomodati sulla foglia – amaca verde agganciata a Marghiore, il fiore simbolo del villaggio». Carabella, accettò con piacere l’invito, era felice di trascorrere del tempo con la sua amica e di riposarsi dal viaggio appena affrontato. 

«Ieri la formica Elchina mi ha detto che vuoi parlarmi di un argomento a cui tieni molto, sono tutte antenne!» disse Carabella. Leggerella si mise a parlare con gran foga e alla fine proclamò il suo desiderio: «Vorrei che mi aiutassi, con il potere della tua gentilezza, a ritrovare Soddisfanello, il fiore della felicità».

Carabella chiese il motivo e Leggerella riprese spiegandole tutto.

In un tempo molto lontano, nel villaggio Marghiore, convivevano con armonia cinque famiglie, ognuna di essa aveva una caratteristica meravigliosa da donare alle altre. Le loro casate si chiamavano Spensieratezza, Felicità, Ambizione, Tristezza e Malinconia.

Loro trascorrevano molto tempo insieme e prendevano sempre decisioni di comune accordo.

La spensieratezza cercava di infondere ottimismo e forza nell’intraprendere situazioni nuove. 

La felicità trasmetteva il messaggio di gioire anche per i piccoli successi. 

L’ambizione incitava ad essere alla continua ricerca del sapere per imparare ogni giorno qualcosa di nuovo.

La tristezza instillava la capacità di accogliere anche i momenti difficili della vita.

La malinconia portava con sé la sensibilità nel ricordare le belle esperienze e la capacità di guardare al futuro con ottimismo.

Un brutto giorno, la famiglia Ambizione portò scompiglio tra tutti gli abitanti e i genitori di Soddisfanello decisero di allontanarsi per sempre. Nel villaggio non vi era più lo stesso equilibrio, ognuno preferiva starsene per conto proprio senza confrontarsi mai con gli altri. Tutto ciò persiste ancora oggi.

Carabella intervenne con tono preoccupato: «Ahimè, che storia! Cosa intendi fare? Io ti guiderò nell’impresa, non ti lascerò sola» e Leggerella incalzò: «Non ti ho detto tutto. Io appartengo alla famiglia Ambizione e vorrei raggiungere la principessa farfalla, lontana cugina della principessa coccinella Gentinella, per chiederle dove è andato a finire Soddisfanello e rimediare al comportamento ignobile che la mia stirpe ha attuato tantissimi anni fa».

Carabella intervenne: «Stai dimostrando di essere capace di utilizzare l’ambizione in maniera corretta, senza predominare sugli altri. Vedrai riusciremo a realizzare il nostro progetto».

Il giorno dopo, con i bagagli stracolmi di provviste, di una cartina geografica, di un ombrello e di due cannocchiali, partirono per raggiungere l’altopiano Umiltà. Volarono tutto il giorno, si fermarono solo due volte per pochi minuti, e arrivarono durante l’ora di cena.

Al castello della principessa farfalla Amelie furono accolte con garbo nel salone reale degli ospiti. Dopo aver ascoltato le richieste delle due amiche, la sovrana decise di adoperarsi per soddisfarle.

Amelie disse con voce pacata: «Il desiderio assiduo ed egocentrico della tua famiglia di affermarsi e distinguersi dagli altri ha generato soltanto rancore nei cuori di tutti i cittadini. La famiglia di Soddisfanello abita in uno dei miei Regni del Sud e sono felici». Guardando i visini pallidi delle interlocutrici riprese con un sorriso: «Nulla è perduto! Possiamo provare a invitarli a Marghiore per ristabilire la pace tra le casate, se siete davvero pronti a scusarvi e a comportarvi meglio in futuro».

Leggerella, con le lacrime agli occhi, riprese: «Desideriamo rimediare ai nostri errori, siamo davvero pentiti ma confidiamo nel sostegno che voi ci infonderete con l’insegnamento dell’umiltà per riconciliarci con tutte le casate del villaggio».

Fu così che l’upupa Apupa, un uccello dalla cresta color rame e dalle ali bianche e nere, volò dalla famiglia Felicità e col suo canto magico riportò l’invito ad essi rivolto. 

Loro lo accolsero e, vestiti con gli abiti della festa, fecero ritorno a Marghiore e il legame di una volta fu subito ristabilito.    

Leggerella e Carabella furono premiate per la loro perseveranza nella ricerca del fiore della felicità: la prima si ritrovò delle doppie ali sui fianchi simbolo di saggezza ed eleganza, la seconda un puntino in più perché, ancora una volta, era stata gentile verso il prossimo. 

Elvira Morella

Pubblicato da Piccoli Grandi Sognatori

Progetto creativo e dinamico per grandi e piccini. Immagini e parole a servizio della fantasia.

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