Un’amicizia con le ali

Andrea 9 anni (Messico)

Tobia era un gatto di pochi mesi, tondo e paffuto come un batuffolo di ovatta grigia. Gli occhi curiosi e scattanti sorvegliavano un piccolo regno fatto di poltrone, armadietti e tappeti. Era un gatto di casa, o per meglio dire d’appartamento — al primo piano di un’elegante palazzina di città. Il suo orizzonte coincideva col rettangolo di cielo azzurro sopra il terrazzino. Spesso c’erano ombre a disegnare il cielo col loro volo. Tobia poteva vederli solo da lontano, ma era sicuro fossero esseri viventi, perché non erano rumorosi come le diavolerie dell’uomo. Quando però provava a chiamarli con un miao cortese, nessuno si avvicinava mai.

La sua padroncina non gli faceva mancare niente, gli permetteva di dormire acciambellato contro i suoi piedi, e non si arrabbiava troppo se un prurito improvviso lo spingeva ad affilarsi le unghie sulle tende nuove. Ma per gran parte del giorno restava solo, ad ascoltare suoni lontani e misteriosi, o a fissare l’orizzonte incorniciato dalla finestra.

Un giorno la sua padroncina uscì e dimenticò aperta la porta del terrazzo. Tobia se ne accorse dal refolo di aria tiepida che gli solleticava i baffi, mentre si stiracchiava sul tappeto del salotto. Si raddrizzò e uscì subito a vedere. Annusò l’aria estiva, che aveva un retrogusto amaro di smog, ma era anche piena di luoghi sconosciuti e promesse. Si crogiolò per un po’ in una chiazza di sole che riscaldava le piastrelle, poi alzò lo sguardo e notò qualcosa di nuovo. I suoi vispi occhi gialli si spalancarono. Appoggiato al parapetto c’era uno stendipanni che sporgeva dal terrazzo a fianco. Incuriosito, Tobia raggiunse con un agile balzo il parapetto, quindi attraversò con attenzione i fili instabili del bucato e passò sul terrazzo vicino. La porta era chiusa, ma saltando sul parapetto opposto si accorse di una tettoia spiovente un po’ più sotto, che scendeva fin quasi a terra. Senza pensarci due volte, saltò giù e saltò ancora, finché non si ritrovò in una strada laterale.

Si guardò attorno, un po’ spaesato per il posto nuovo e frastornato dai rumori provenienti dalla strada principale, e si affrettò a cercare un posto più tranquillo. Dopo un po’ si trovò davanti un’immensa distesa verde e la fissò con tanto d’occhi. Somigliava alle piante sul terrazzo, o al muschio del presepio, ma era infinitamente più grande. Ci entrò con cautela, ma la distesa verde era morbida e aveva un profumo elettrizzante. Gli venne una voglia improvvisa di correre, e iniziò a saltellare in giro, dando zampatine allegre ai fiori colorati, alle foglie e a tutto quel che si muoveva. Seguiva per un po’ gli insetti che volavano via, ma subito la sua attenzione veniva attratta da qualcos’altro.

A un certo punto notò una creaturina pelosa dalla lunga coda e le si avvicinò, salutandola. «Miao.» La creatura scappò via velocissima sulle sue zampette, e andò a infilarsi in un buco del terreno. «Miao?» ripeté, un po’ deluso.

Poi vide una lucertola che prendeva il sole appoggiata al tronco di un albero. «Miao!» Si avvicinò, speranzoso, ma anche lei zampettò via e sparì in una fessura della corteccia.

Tobia agitò la coda, stizzito. Ora che finalmente trovava degli amici, nessuno voleva giocare con lui.

Nel parco non c’erano umani, e iniziava a sentirsi annoiato. Decise di fare un riposino mentre pensava al da farsi, e si sdraiò all’ombra di un castagno. Di lì a poco un frullo d’ali attrasse la sua attenzione, e aprì un occhio.

Una cinciarella azzurra era posata sul ramo più basso, poco sopra la sua testa, e lo fissava con la testolina inclinata. «Miao» le disse il gatto. «Io mi chiamo Tobia, tu chi sei?»

L’uccellino esitò, ma infine cinguettò a sua volta un saluto. 

«Sei la prima che mi parla» sospirò. «In questo posto sono tutti così scontrosi.»

«Cosa ti aspettavi? Sei un gatto.»

«E allora?»

«I gatti di solito ci rincorrono solo per mangiarci.»

«Cosa?» Tobia sbuffò, divertito. «Crudi e senza una ciotola? Mi prendi in giro.»

«Vuoi farmi credere che non mangi uccelli?»

«Mangio solo i barattoli della mia padroncina. Il mio preferito è il coniglio.»

«E magari non mangi nemmeno le uova?»

«Ogni tanto» ammise. «Perché?»

«Lo vedi? Non ci si può fidare dei gatti.»

«Ma io volevo solo giocare, non mangiarvi» cercò di difendersi Tobia.

«Resti comunque un gatto» sentenziò la cincia, con un secco cenno del becco.

Ferito dall’atteggiamento ostile dell’uccellino, Tobia iniziò un miagolio lamentoso. «Che colpa ne ho io, se sono un gatto?»

«Va bene, va bene» sbuffò la cincia dopo un po’, cercando di tapparsi le orecchie con le ali. «Adesso basta.»

«Se smetto di lamentarmi giocherai con me?» chiese Tobia, interrompendo il miagolio per fare un sorriso sornione.

«Qualunque cosa, purché la pianti con questa lagna.»

Tobia giocò con l’uccellino per tutta la mattina. A un certo punto ebbero a discutere, perché dandole una zampata affettuosa le aveva staccato una piuma. «Che vuoi che sia» cercò di sdrammatizzare lui. «Ne hai tante altre.»

Lei però si mostrò offesa e volò via.

Tobia si diresse verso casa un po’ abbattuto, oltre che stanco. Faticò a risalire sul suo terrazzo, molto più che a scendere, e pensò che forse non valeva la pena uscire ancora in cerca di avventure, visto che non riusciva a farsi degli amici. Pensò anche che avrebbe preferito non essere un gatto, ma qualcosa di cui gli altri animali non avevano paura.

Quella sera però, mentre stava fuori a guardare il rettangolo di cielo azzurro diventare rosso per il tramonto, vide un’ombra alata e il cuore iniziò a battergli più forte, mano a mano che si avvicinava. L’ombra si posò sul parapetto con un frullo d’ali, e riconobbe la sua amica cincia.

L’arrabbiatura le era passata e aveva deciso che dopotutto poteva dargli un’altra possibilità, purché tenesse i suoi artigli sporchi lontani dalle sue belle piume. Tobia annuì entusiasta.

La sua padroncina si era accorta che stava volentieri in terrazza e prese l’abitudine di lasciargli la finestra accostata. Così ogni mattina la cincia veniva a trovarlo, per giocare con lui e raccontargli molte cose nuove e interessanti.

Tobia era felice: il suo minuscolo regno si era ampliato fino a comprendere il mondo intero, o almeno quello che le ali della sua nuova amica erano in grado di percorrere.

Laura Baldo

Pubblicato da Piccoli Grandi Sognatori

Progetto creativo e dinamico per grandi e piccini. Immagini e parole a servizio della fantasia.

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