La missione speciale

Alan 9 anni (Messico)

Da uno degli angoli remoti del pianeta Terra, un urlo disperato si leva al cielo, rimbombando tra le case e viuzze di un piccolo villaggio ai confini del mondo. 

Marcos e Martina, due amici d’infanzia e compagni di banco, sono di ritorno a casa dopo una giornata lunga a scuola. Chiacchierano del più e del meno quando, all’altezza del vecchio frutteto, Martina si ferma di colpo e getta al ragazzo un’occhiata di sbieco. 

«L’hai sentito anche tu?» chiede sottovoce.

«Sentito cosa? — replica Marcos stizzito — Non c’è un’anima viva! Sono tutti a casa a guardare la partita.» 

«Ecco perché qualcuno è triste! I nostri stanno sicuramente perdendo.»

Marcos si blocca e prende Martina per mano. 

«Stai bene? Hai freddo? Febbre?»

Martina scosta la mano del ragazzo sbuffando. 

«Ma che freddo, sono come minimo 30 gradi!»

«Appunto. Sbrigati, voglio arrivare a casa per il secondo tempo.» 

Martina, però, è convinta che non si sia immaginata quell’urlo. 

Passano i giorni. Ogni volta che si trovano vicino a quel malandato frutteto, caduto in rovina da tempo, Martina ha la sensazione che ci sia qualcuno dentro; li osserva di nascosto, frignando di tanto in tanto. Non ne parla con l’amico per paura che possa prenderla di nuovo in giro. 

Un venerdì mattina in classe, mentre guarda fuori dalla finestra, distratta da un faccino triste incollato al vetro, una gomitata di Marcos la scuote. 

«Cosa c’è?»

«L’hai visto?»

«Visto cosa?»

«Dai, Marti!»

Martina sa che non è bello mentire, ma non resiste alla tentazione di restituirgli pan per focaccia.

«Non so di cosa parli.»

«Parlo di quel tizio con gli alberi in testa che sta lì fuori. Guarda!» Marcos punta il dito contro la finestra, ma la visione è già sparita. 

«Stai bene? Hai freddo? Febbre?» replica Martina divertita, morendo dalla voglia di dirgli che non solo ha visto quel faccino, ma anche di immaginare a chi possa appartenere. 

«Ben mi sta. Non ho creduto a te e tu ora non credi a me, ma sappiamo entrambi che dico la verità.»

Di ritorno camminano a capo chino, senza proferire una parola. Martina cerca di evocare l’immagine impressa sul vetro. I pochi dettagli che ricorda sono due occhi lacrimosi e il nasino simile a una virgola. Marcos, invece, è sicuro che quel tipo abbia un viso rotondo e dei capelli che somigliano alle chiome di un albero. Nei pressi del vecchio frutteto un sommesso psst psst li distoglie dai pensieri. 

«L’hai sentito anche tu?» chiede Marcos.

«Sì — ammette Martina questa volta —, è come se la terra sussurrasse.»

«È più un sibilo.»

Martina sussulta gettando le braccia al collo di Marcos.

«E se fosse un serpente?»

«Psst, psst. Sono qui, non mi vedete?»

«Qui dove?» domandano i due amici sciogliendosi dall’abbraccio, incuriositi e sollevati. Intorno a loro ci sono solo erbacce e qualche albero rinsecchito, sopravvissuto per miracolo alla negligenza degli uomini. 

«Non ho il tempo per gli indovinelli. Sono in pericolo e ho bisogno del vostro aiuto.»

Una palla bianca di grandezza umana, con gli occhi tristi e dei piccoli alberi sulla superficie, si palesa dal nulla davanti a loro, rotolando lentamente. Sorpresi, i ragazzi spalancano la bocca, dandosi dei pizzicotti a vicenda. 

«Non abbiamo la febbre, vero?» chiede Martina con voce tremante. 

«Credevo di no, ma ora…» borbotta Marcos. 

«Esisto, esisto, e se mi vedete c’è un motivo. Siete stati scelti per la missione.»

Marcos e Martina si scambiano sguardi confusi. Non hanno nulla di speciale, sono bambini come tanti altri. Marcos ama il calcio, Martina leggere romanzi fantastici. Forse quello che stanno vivendo ha proprio qualcosa di fantastico. 

«Stiamo sognando» dice sottovoce più a se stessa che all’amico.

«Mmm… Non credo.»

«Quante volte ve lo devo ripetere? È tutto reale. Basta chiacchiere, non c’è tempo da perdere» dice la palla saltellando. 

«Signora palla…» 

«Vorrai dire signorina Terra» lo redarguisce la palla.

«Terra?!» gridano Marcos e Martina.

«In persona. Gli uomini mi stanno togliendo il respiro con il loro menefreghismo e  — sospira — sono disperata. Ma, con il vostro aiuto amici miei, questo frutteto tornerà a vivere e con lui il mio petto a gonfiarsi d’aria.» 

«E come?» chiede Marcos grattandosi il mento. 

«Semplice: pianteremo nuovi alberi.»

«Ma noi non sappiamo come si fa!» replica contrariata Martina. 

«Voi no, ma i vostri genitori sì. Mobiliteremo tutto il villaggio. Forza! Abbiamo una missione da compiere!»

La palla rotola e i due amici la rincorrono. Signorina Terra spiega loro cosa devono dire agli abitanti, dato che sono gli unici a poterla vedere, e di quali attrezzi hanno bisogno per ripristinare il terreno. 

«Cosa vuol dire ripristinare?» domanda Marcos.

«Ma a scuola non vi insegnano niente?» sbuffa, indignata, Signorina Terra.

«Lo perdoni, dorme spesso in classe. — Marcos la fulmina con un’occhiataccia facendo  di no con la testa — Ripristinare un terreno vuol dire riportarlo alle condizioni in cui era prima di essere stato distrutto o caduto nel degrado.»

«Secchiona!»

«Stupido!»

«Su, su, non litigate. Andate a radunare gli adulti, ma mi raccomando: acqua in bocca. Deve sembrare una vostra idea.»

Dopo aver salutato la palla parlante, Marcos e Martina corrono a casa, entusiasti di raccontare la novità ai genitori. All’ora di cena la voce sulla loro iniziativa ecologica ha già fatto il giro del villaggio, raccogliendo enormi consensi.  

L’indomani, armati di pale e picconi, i grandi e i piccini si danno l’appuntamento al vecchio frutteto. Impiegano le prime ore della giornata a ripulire il terreno dai rimasugli dei vecchi alberi per iniziare poi, in seguito a un lauto pasto all’aria aperta, a scavare le buche. Mentre appoggiano con cura le nuove piante, seguiti dall’allegro cinguettio di uccelli,  Signorina Terra li osserva da debita distanza, sorridendo felice. 

Marcos e Martina non incontreranno mai più Signorina Terra e, crescendo, spesso si chiederanno se è stato tutto soltanto un sogno o se hanno davvero avuto l’idea di ridare la vita al vecchio frutteto. Di una cosa, però, sono certi: è stata la più bella lezione della loro vita. 

Pubblicato da Emy Ristovic

Serbian expat living in Italy. Writer. Journalist. Storyteller and founder of @piccoligrandisognatori.

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