In un giorno di Ottobre

Uriel, 15 anni (Messico)

Paolo, con un sorriso sfavillante, entrò in aula e corse a sedersi sulla sedia marrone. Era felice, nonostante sentisse un fastidio provenire dal basso: i piedi erano bagnati e costretti nelle scarpe nere da ginnastica. La pioggia ottobrina era iniziata, in modo assiduo, dal fine settimana.

La maestra, dopo aver richiamato tutti all’appello, precisò: «Buongiorno ragazzi, ora potete sistemare sui vostri banchi gli oggetti che avete portato da casa e iniziare a scrivere il vostro racconto». Paolo dal suo posto, alzò la mano e, con voce sostenuta, da vero capoclasse esordì: «Dopo tutto quello che abbiamo imparato siamo pronti a immergerci nel nostro ruolo di scrittori». 

La maestra Anna aggiunse: «Ricordate: saprete catturare il lettore solo se cercherete di concentrarvi. Mi raccomando, tuffatevi nel vostro magico mondo dell’immaginazione». Interrompendola, Massimo continuò il discorso e pronunciò le stesse parole che aveva più volte sentito dalla maestra: «Dobbiamo camminarci dentro e guardarlo con gioia, dando valore a tutto ciò che incontreremo durante il tragitto».

La maestra gli rispose con un sorriso e disse: «Avete due ore di tempo per dare libero sfogo alla vostra fantasia! Buona creatività».

I ventitré sguardi da undicenni si posarono sugli oggetti disposti sul banco, sui fogli a righe e sulle penne. Paolo, iniziò a scrivere e le idee sembravano scivolare come le foglie sui rami e scorrere come i nuvoloni grigi carichi di pioggia di quella giornata.

Quegli occhi scuri e decisi e quella coda all’insù color cenere che lo osservava dal basso, gli illuminò subito le idee su cosa scrivere. 

Lupo Sigilu si sentiva solo in quel nuovo posto dove il branco aveva deciso di sostare per chissà quanto tempo. Per fronteggiare quel senso di malinconia, saliva spesso le rupi e le montagne più alte per ammirare il panorama. Da lassù, era un tripudio di tinte sgargianti e luminose: i colori caldi si alternavano in una danza di splendore e vanità. 

Le sfumature più belle dell’alba e del tramonto sembravano fare a gara per essere notate da Sigilu, come se tra loro avessero suggellato un patto silenzioso: regalare al piccolo lupo un sorriso duraturo. 

Sigilu non sapeva da dove provenisse tutta quella tristezza mista a malinconia. Sicuramente l’abbandono improvviso dei luoghi dove era nato e aveva vissuto per molti anni, contribuiva non poco, al suo stato d’animo. Non era l’unico elemento: desiderava diventare grande e autonomo senza dimostrare le sue capacità a nessuno. 

Voleva mettersi alla prova e consolidare l’idea di saper affrontare la quotidianità senza essere protetto dai nonni che si erano presi cura di lui da quando l’affetto dei genitori era venuto a mancare. 

Si era prefissato di raggiungere molti obiettivi ma ce ne era uno a cui teneva in modo particolare: stabilire dei limiti precisi nelle relazioni con gli altri, senza aver paura di essere frainteso o di non essere accettato.

Un giorno, mentre era su un dirupo, immerso da pensieri che fluttuavano fra i colori sgargianti delle alte montagne e dei ruscelli rigonfi di acque cristalline, sentì una voce provenire da dentro che gli suggeriva di ritornare al branco e di chiarire al suo amico Nitis i suoi punti di vista: era certo che avrebbe capito.

Quello scenario lo guidava verso la gioia, gli suggeriva ciò che doveva fare per essere sereno e soddisfatto con gli altri e nelle relazioni.

Tempo prima, Nitis gli aveva chiesto: «Sigilu, complimenti per la vittoria» e poi aveva aggiunto: «Posso partecipare al torneo di scacchi al tuo posto, anche se sono stato squalificato? Almeno per una volta la mia famiglia sarà soddisfatta di me». Sigilu, non aveva più una mamma e un papà ma aveva un buon cuore per capire il suo caro amico d’infanzia. Non ci pensò nemmeno un istante e desideroso di far sentire bene Nitis disse: «Va bene, se ciò ti rende felice» e aveva così messo da parte, ancora una volta, il suo grande sogno nel cassetto. 

Si era impegnato molto per entrare in finale, aveva partecipato a varie simulazioni di gioco per imparare utili strategie da adottare nei momenti più opportuni. 

Riuscirono a superare il pericolo di essere scoperti dai giurati e quel giorno al torneo partecipò Nitis anziché Sigilu.

Come si poteva prevedere, Nitis non vinse il torneo perché doveva ancora imparare tutti i segreti, la logica e le tecniche necessarie per diventare un buon giocatore di scacchi.

Sigilu, appena si rividero, gli riversò tutta l’amarezza dicendo: «Ho perso un’opportunità, ho pensato prima alla tua felicità che alle mie aspirazioni e non lo farò mai più» e, dopo un ululato malinconico, riprese: «Il vero amico non ti chiede di rinunciare a curare la propria vita per soddisfare i suoi capricci, cerca di guadagnarti ciò che hai progettato per te stesso e non cercare scorciatoie». «Lasci che ti spieghi” disse l’amico ma Sigilu preferì allontanarsi dicendo: «Ricorda, io non devo dimostrarti di essere un vero amico accontentando le tue richieste».

Non volle sentire le ragioni dell’amico e da quel giorno passarono lunghi mesi. Non si rivolsero più ululati ma solo sguardi gentili e garbati di buona convivenza. 

Quando Sigilu raggiunse Nitis e, afferrandolo per la coda gli disse: «Volevo dirti che …»; ma lui lo interruppe perché aveva capito da tempo il torto fatto all’amico del cuore e gli rispose: «Aspettavo un tuo avvicinamento. È vero, sono stato egoista e ho approfittato del tuo buon cuore anche se non me ne sono reso conto, puoi perdonarmi?»

«In verità, io ti ho già perdonato ma per un po’ di tempo ho preferito allontanarmi da te» disse in tono triste Sigilu e, dopo aver represso una lacrima continuò: «Ora, come suggerisce il mio nome, sei d’accordo se facciamo un SI-ncero GI-uramento LU-pesco?»

Nitis, termine che significa AMICO, dopo un affettuoso assenso, rispose: «Di cosa si tratta?» L’altro riprese: «Non ci metteremo più in difficoltà chiedendo all’altro di fare per noi cose assurde pensando di dimostrare, in tal modo, la solidità della nostra amicizia».

«Certo», disse Nitis e aggiunse: «L’amicizia si dimostra col rispetto reciproco e non mettendo in imbarazzo l’altro». 

Da allora vissero la loro amicizia con più saggezza rispettando il SI-ncero GI-uramento LU-pesco. 

La maestra lesse con orgoglio il racconto del piccolo alunno e la classe, all’unisono, applaudì a quelle parole piene di affetto. 

Tra Paolo e Massimo ci fu uno sguardo d’intesa e anche loro rispettarono, da quel giorno, il SI-ncero GI-uramento LU-pesco.  

Elvira Morella

Pubblicato da Piccoli Grandi Sognatori

Progetto creativo e dinamico per grandi e piccini. Immagini e parole a servizio della fantasia.

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