La casetta rossa

Braulio Fernando 9 anni (Messico)

C’era una volta una casa. Una casetta rossa con un bel tetto a punta per proteggerla dalla neve che d’inverno cadeva fitta e un camino per riscaldarne le stanze. Una casetta circondata da un bel prato verde e con un lungo sentiero bordato di fiori che serpentava fin davanti alla sua porta.

Era una casa felice perché dentro ci viveva una famiglia felice. I genitori erano giovani e innamorati della natura e per questo avevano deciso di far costruire la loro casa proprio in mezzo al verde, ai piedi delle alte montagne dalle cime innevate. Così, avevano pensato, i nostri figli potranno crescere felici e liberi, respirare l’aria pura e avranno tanto spazio per correre e giocare. Ed era stato proprio così: avevano avuto tre figli e tutti erano cresciuti liberi, sani e felici nella casetta felice. 

Poi gli anni erano passati, i bambini erano cresciuti ed erano partiti a vivere chi in una città, chi in un’altra. I genitori, invece, continuarono a vivere nella casetta, che era sempre felice, e molto meno rumorosa, adesso. In pensione, la coppia aveva molto più tempo da dedicare al giardino e anche alla casa: aggiustavano le tegole incrinate, pulivano camino e grondaie, ridipingevano muri e persiane. Quando poi arrivavano le vacanze estive e Natale, tutti i figli tornavano a trovarli e per qualche giorno la casa era di nuovo piena, brulicante e rumorosa come ai primi tempi, anzi di più, perché ora i figli avevano la propria famiglia ed erano i loro bambini a correre e giocare in libertà, per la più grande gioia della casetta che si sentiva ringiovanire ogni volta. 

Ma il tempo continuò a passare e anche i nipoti crebbero e iniziarono la loro vita altrove, poi i nonni un giorno chiusero gli occhi per non riaprirli e la casetta si ritrovò sola e silenziosa per davvero. Fu svuotata dai mobili e dagli oggetti e lasciata lì, perché più nessuno della famiglia aveva voglia di abitarci, troppo lontana dalla città, o troppo piena di ricordi, chissà.

I muri e le persiane si scolorivano e il sentiero era invaso dalle erbacce, come il prato. La casetta languiva, triste e sola, all’ombra delle montagne dalle cime innevate.

C’era adesso una casetta scolorita e triste che gemeva a ogni raffica di vento e s’intirizziva quando la neve le si accumulava intorno. Ma il tempo continuava a passare e un giorno arrivarono delle voci a scuoterla dalla sua solitudine e dalla sua mestizia. Non capì subito cosa stesse succedendo: degli sconosciuti la esaminavano dentro e fuori, prendevano misure, toccavano i suoi muri, aprivano e chiudevano le finestre. La casetta non capiva, ma almeno quell’agitarsi le portava un po’ di distrazione, pensava, avrebbe avuto qualcosa da ricordare quando si sarebbe ritrovata di nuovo sola. Ma di nuovo sola lo restò per poco: alcune delle persone che erano venute a visitarla e misurare, tornarono poche settimane dopo, falciarono il prato, ripulirono la stradina, aggiustarono le persiane rotte, lavarono il tetto, ridipinsero i muri esterni e le persiane, poi cominciarono a ridipingere anche gli interni. Quando arrivarono i camion con i mobili, la casetta aveva ormai capito tutto ed era raggiante. Stava per essere di nuovo abitata. 

Tutta eccitata, accolse pensili, comò, specchiere, divani, letti, una nuova cucina, tavoli sedie e, per il suo più gran piacere, un lettino di legno bianco. Presto ci sarebbe stato un nuovo bambino, pronto a crescere, giocare e correre libero nei prati. La casetta rossa era così raggiante che aveva quasi dimenticato gli anni di solitudine e malinconia. Si assopiva al crepitare del fuoco nel camino e si svegliava con le voci dei suoi nuovi occupanti, si estasiava dei nuovi colori delle sue stanze e restava salda alle raffiche di vento. Nacque il bambino, poi crebbe, imparò a camminare tenendosi stretto al divano del salotto con le sue manine, imparò a correre nel prato intorno a casa, poi lo insegnò a suo fratello, arrivato solo due anni dopo di lui. La casetta li guardava crescere sapendo che prima poi sarebbero partiti anche loro, ma non era più triste perché sapeva che dopo ogni fine può sempre nascondersi un nuovo inizio, l’importante è essere saldi. E lei lo era.

C’era una volta una casa, una casetta felice con i muri rossi e il tetto a punta per proteggerla dalla neve. C’era una volta e c’è ancora adesso. 

Marezia Ori-Elie

Pubblicato da Piccoli Grandi Sognatori

Progetto creativo e dinamico per grandi e piccini. Immagini e parole a servizio della fantasia.

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