Il forestiero

Sara 10 anni (Italia)

Immaginate un mondo nuovo, diverso, dove nulla è come sembra di essere. Un mondo in cui il sole splende sempre, la pioggia è così rara che le nuvole ormai hanno dimenticato cosa vuol dire piangere e la gente, felice, sorride dalla mattina alla sera. 

Non è possibile, dite? Invece sì, un mondo del genere c’è, solo che non è semplice raggiungerlo in quanto non si trova nei libri e neppure sulle mappe. 

Immaginate adesso una città al centro di questo mondo nuovo. Ha la forma di una stella e lì in mezzo, tra una punta e l’altra, c’è la piazza dove la gente s’incontra ogni mattina per scambiarsi le ultime nuove. 

«Avete sentito di quel forestiero strambo?» domanda una donna con il grembiule infarinato e un fazzoletto colorato in testa. Si chiama Lina ed è la proprietaria dell’unico panificio cittadino.

«Non solo sentito, ma anche visto!» replica un signore alto e così magro che una folata del vento, che non passa mai da quelle parti, potrebbe portarlo via. Si chiama Dino e fa lo spazzacamino.

«Davvero? E com’è?» chiede Susy, la tabaccaia, che sa tutto di tutti di quella ridente cittadina ed è sempre a caccia di pettegolezzi. 

«È un tizio normale, come noi, solo un pelino diffidente, ecco. Ho parlato solo io!»

Deluse, le due donne se ne vanno ognuna per la propria strada e così anche la folla che senza aver scoperto nulla sul conto del nuovo arrivato si disperde in un battibaleno. 

Immaginate ora una casa in periferia. Al primo piano c’è un piccolo studio e sulla scrivania sono sparpagliati fogli con degli schemi incomprensibili, un righello in legno, e una livella. Davanti alla libreria, che arriva fino al soffitto, un uomo tozzo con una matita nera dietro a un orecchio. Sta sfogliando con attenzione un volume antico quando all’improvviso grida:

«Ho capito come farlo funzionare!»

Avete appena conosciuto il forestiero. Nessuno sa come si chiama né da dove viene, tantomeno cosa fa per mantenersi. La casa in cui vive, si dice, apparteneva a una vecchia zia deceduta da poco.

 Il forestiero non va spesso in centro, solo se deve fare le compere. La cosa che più indispettisce i suoi concittadini, specialmente le concittadine, è che non ama dare confidenza. L’unico con cui ha scambiato qualche parola in occasione di un lavoro che gli aveva affidato è lo spazzacamino.  

Immaginate adesso un palazzo rosa che si trova in una zona poco frequentata e non molto distante dal centro. Anna, una giovane mamma, si è appena trasferita nell’appartamento numero otto dell’ultimo piano con il marito e il figlio di cinque anni. Il bambino, che si chiama Mattia, spesso fatica a dormire la notte e ama osservare dalla finestra la città senza nome.

Torniamo, ora, in periferia, dove c’è la casa del forestiero. L’uomo, in seguito a un’intuizione fortuita, è uscito fuori e si è chiuso nel capanno lì vicino ad armeggiare con degli attrezzi. A prima vista sembrerebbe che stia riparando una macchina rossa e per quel che ne sappiamo potrebbe essere davvero un meccanico. 

Mentre lui è all’opera e sta sudando freddo, la gente del luogo è alle prese con la quotidianità: c’è chi lavora in un ufficio, chi guida l’autobus, chi è alla cassa di un supermercato. Come ogni giorno il sole è alto in cielo e tutti, nonostante l’incognita del forestiero, sono di buon umore. 

Immaginate adesso una chiesetta in piazza e l’orologio sulla torre le cui lancette girano veloci. Mezzogiorno. L’una. Le tre. Le cinque. Le sette. Il tempo è scandito dai rintocchi e dai passi della gente che torna a casa. Le mogli preparano la cena, i mariti leggono i giornali, i bambini rincorrono il pallone in strada, ma appena la pancia inizia a brontolare, si salutano davanti al portone promettendo di rivedersi domani. 

Intorno alla tavola le famiglie parlano e si raccontano la giornata. Si ride, si mangia, si beve, e inevitabilmente, il discorso vira sul forestiero venuto a rovinare la quiete cittadina. Qualcuno propone di invitarlo a cena e farlo ubriacare per scoprire le sue intenzioni. Nessuno si fida del forestiero, solo ai giovani piace: nutrono una simpatia così grande per lui che farebbero carte false per conoscerlo.

Immaginate ora la stanza di un bambino piena di giocattoli. Lui è seduto per terra e gioca con le macchinine. Siamo all’ultimo piano del palazzo rosa e l’orologio della torre fa nove rintocchi. La porta si apre e fa intravedere i capelli rossi di Anna raccolti in una crocchia. 

«È ora della nanna!» esclama sorridendo.

«Ma non ho sonno!» protesta Mattia e si mette sotto le coperte controvoglia. 

«Conta fino a cento e vedrai che arriverà. Uno, due, tre, quattro, cinque…» Anna schiocca un bacio sulla fronte del figlio e spegne la lampada. Nella stanza cala il buio. Le ombre nere, prodotte dalle mani del bambino nel tentativo di scacciare la noia, danzano allegre sul muro.

La cittadina senza nome dorme da un pezzo, solo i due più coraggiosi resistono ancora al richiamo del sonno. Uno è il forestiero, che appena finito di riparare la macchina rossa si appresta a fare un giro di prova. L’altro è Mattia, figlio di Anna, che ha appena tirato su la coperta ed è corso scalzo alla finestra attirato dai rumori. 

Immaginate adesso di stare al posto di quel bambino e di guardare con i suoi occhi. La Luna abbraccia il Sole salito sul trono del cielo per augurare il buongiorno a tutti gli abitanti del mondo nuovo. In strada una macchina corre veloce. Mattia la sente, ma non riesce a vederla. Forse è la stanchezza, pensa mentre sbadiglia. Ed è proprio in quel momento che appare e dalla sua bocca sfugge un sonoro wow.

Sì, è davvero lei, la macchina rossa del forestiero, e sta sfrecciando a massima velocità sullo sfondo celeste del cielo all’alba. Potrebbe anche giurare che l’uomo l’ha appena salutato con la mano. Prima che la madre lo scopra, Mattia torna al letto pensando che è stato soltanto un sogno. Ma è davvero così? 

Nel mondo nuovo tutto è possibile e contrario a quanto sembra. Un giorno non solo le macchine, ma anche le bici sfileranno sulla strada del cielo. Il forestiero, ora lo sanno anche i suoi concittadini, non è un solo un uomo misterioso, ma anche pieno di sorprese.

Pubblicato da Emy Ristovic

Serbian expat living in Italy. Writer. Journalist. Storyteller and founder of @piccoligrandisognatori.

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