Note e Iris

Taja 5 anni (Russia)

In una giornata come tante ma dal cielo azzurro, azzurro, la piccola Costanza, come di consueto, andò a cercare nei prati fioriti in montagna, un bellissimo fiore arancione da regalare a sua zia Stefania. 

Quando arrivò nei pressi del campo, una moltitudine di fiorellini profumati dai più svariati colori la entusiasmò tantissimo e iniziò a ballare nel verde, da sola, per esprimere la sua felicità. 

In quel momento, un boscaiolo di nome Pjotr passava di lì e la vide divertirsi nella danza.

L’uomo sorrise posando l’accetta con la quale di solito lavorava, tirò fuori dallo zaino marrone scuro una balalaika e intonò un tipico motivetto del suo paese d’origine. 

Sulle prime, Costanza non si accorse della presenza di Pjotr, ma poi la musica le giunse fino alle orecchie e la bambina arrestò la sua danza arrossendo imbarazzata. 

«No, ti prego, non fermarti, credo tu sia molto brava a danzare tra i fiori…» disse dolcemente l’uomo.

«E tu sei molto bravo a suonare, ma non ti ho mai visto da queste parti, come mai?» gli rispose Costanza con il fiatone. 

«Di solito esco solo di notte, per tagliare gli alberi e procurarmi legna per riscaldare mia figlia che sta poco bene…» affermò Pjotr e si rattristò un poco.

«Mi piacerebbe conoscerla, come si chiama?» chiese, genuina, Costanza.

«Iris, ho scelto il nome di questo fiore perché la sua mamma ha i capelli rossi ma ora che è via per lavoro, nostra figlia ha una brutta tosse e non sono più riuscito a trovare un Iris arancione che le ricordasse sia il suo nome sia il colore dei capelli della mamma».

Costanza comprese che doveva fare qualcosa per aiutare quella povera bambina ammalata che per giunta doveva essere triste poiché aveva la mamma lontano. 

«Mi è venuta un’idea, io di solito porto un fiore arancione a mia zia Stefania, la sorella della mia mamma, posso condurti in quella parte del prato dove crescono» e aggiunse poi «io non ne conosco il nome, ma magari tra di essi ci saranno anche Iris…» propose Costanza.

Pjotr fece un largo sorriso e riponendo la balalaika nel suo zaino marrone scuro, riprese l’accetta e contropropose: «Possiamo far di meglio, raccogli quel fiore e portalo nella malga a mezza montagna, Iris sarà più contenta se glielo regali tu… io continuo la mia escursione fino ad addentrarmi nel bosco per lavorare».

E prima che Costanza potesse replicare Pjotr, si era già allontanato…

Nel frattempo il cielo azzurro, azzurro minacciava pioggia ed essendo tardo pomeriggio, Costanza sapeva, perché rispettava sempre i consigli della zia e della mamma, che la montagna può essere amica ma anche nemica se non si rispetta. 

Decise così di mettersi a correre e raccolse il primo fiore arancione che le capitava per zia Stefania, e dentro di sé si disse che l’indomani avrebbe portato un altro fiore a Iris.

Mentre scendeva per il sentiero però, il desiderio di aiutare quella bambina ammalata, anche se non la conosceva, si faceva largo in lei. 

Raggiunse così una biforcazione e invece di tornare al villaggio da zia Stefania, prese la via delle malghe salendo di nuovo a mezza montagna. 

Subito il cielo si fece meno scuro e tornò di un azzurro intenso e meraviglioso: Costanza era felice, aveva compreso che anche la natura era d’accordo con il suo amorevole gesto. 

Avrebbe donato l’iris arancione in un vaso con un bel fiocco rosa per la piccola Iris e sarebbe andata a trovarla ogni volta che poteva. 

Sì, anche zia Stefania sarebbe stata d’accordo e non si sarebbe offesa. 

Stava per bussare alla porta della malga quando sentì una canzoncina intonata che ben conosceva all’interno, e il suono di una balalaika: questo le confermò che stava agendo per il meglio. 

Lei e Iris, pensò, sarebbero diventate migliori amiche.   

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