Samuel, il fungo

José Manuel 4 anni (Messico)

In una giornata piena di sole in Messico, un giovane fungo marrone di nome Samuel era molto triste perché si sentiva uguale agli altri funghi e voleva distinguersi.  

Non riusciva a capire perché le api e i calabroni andassero sempre a trovare le margherite e gli altri fiori del campo e non si fermassero mai a fare due chiacchiere con lui.  

Fino a quando un giorno, dopo aver chiesto al sole di illuminarlo nella sua parte destra, Samuel non si accorse che in quel lato aveva delle lamelle e il cappello di un raro azzurro e violetto. 

Era chiaro che stando all’ombra, come quasi tutti i funghi, Samuel non aveva potuto accorgersi di essere ben diverso dagli altri suoi simili.  

Adesso riusciva ad attirare con i suoi colori anche le farfalle e gli altri insetti che si posavano sul suo cappello a far risplendere le loro ali in un’unione multicolore meravigliosa. 

Samuel, però, era ancora molto triste e allora il sole gli chiese cosa altro desiderasse.

«Vorrei solo che le api e i calabroni prendessero un pezzetto di me e lo portassero altrove come fanno con il polline delle margherite e degli altri fiorellini di campo colorati».

«Perché mai vorresti questo? Sei un fungo e devi imparare che sei speciale in quanto tale, non puoi desiderare di essere qualcosa che non sei» gli rispose il sole e Samuel divenne ancora più triste.

Il sole si mosse a compassione e decise di donargli un’unica amica, un calabrone di nome Manuela che era schizzinosa e non amava viaggiare di fiore in fiore. 

Manuela era simpatica e divertente e teneva compagnia a Samuel raccontandogli tutto quello che vedeva quando viaggiava in alto negli altri prati confinanti, senza però mai abbassarsi a nutrirsi di polline. Il calabrone, infatti, era ghiotta di frutta. 

Samuel divenne così più allegro, anche se ogni tanto la malinconia di non poter viaggiare e venire illuminato completamente dal sole, come i fiori dei giardini lì vicino, ancora lo rattristava. 

Venne poi l’inverno e Manuela non riusciva più ad andare a trovarlo così spesso; la pioggia pesava sulle sue alucce. 

Così passò una settimana e Samuel fu lasciato nuovamente solo. 

Questa volta però non era triste, perché la pioggia portata dall’inverno gli faceva luccicare tutta la livrea, le lamelle, il cappello e le spore, rendendolo interamente azzurro e viola: un fungo davvero speciale. Così Samuel comprese: bisogna rimanere se stessi per essere felici,  e avrebbe aspettato la primavera per comunicare a Manuela la bella notizia. Le avrebbe suggerito di accettare anche lei se stessa in quanto calabrone. Il sole nascosto dietro una nuvola fece un grandioso sorriso e un raggio di sole accarezzò il cappello di Samuel. Il funghetto, a sua volta, guardò su in cielo e strizzò l’occhio al sole che aveva imparato ad amare senza pretendere troppi doni in cambio.

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