Il cappello delle invenzioni

Taja quasi 5 anni (Russia)

C’era una volta un uomo buffo e stravagante. Non si separava mai dal suo cappello che gli permetteva di concentrarsi e di creare le più incredibili invenzioni: era, infatti, uno scienziato. Era sempre chiuso nel suo laboratorio, si sentiva molto solo e cercava di inventare delle cose che lo facessero sentire felice.

Una mattina, dopo essersi alzato, corse subito a mettersi il cappello speciale perché sentiva che era arrivato il giorno giusto per fare una nuova creazione che potesse renderlo soddisfatto. Pensa che ti ripensa, gli venne in mente che aveva sempre desiderato viaggiare in tempi e luoghi che non aveva mai visto e un modo geniale poteva essere quello di costruire una macchina del tempo. Prese la sua lavagna e la disegnò: aveva l’aspetto di un’automobile normale, era rossa e aveva delle grandi ruote che gli avrebbero permesso di attraversare i confini del mondo. Si mise subito a costruirla con gli attrezzi a sua disposizione, tra i quali una chiave inglese argentata e un cacciavite giallo, e quando si fece notte la macchina era già pronta. L’inventore sorrise, impaziente di provarla, ma pensò che per viaggiare si sarebbe dovuto vestire in maniera elegante.

Subito indossò la giacca più bella, i suoi pantaloni preferiti a scacchi e un paio di scarpe nuove e lucide. Con in testa il suo immancabile cappello, montò in macchina e si mise al volante: tirò un paio di leve e spinse due bottoni. L’automobile accelerò, lasciò dietro di sé una scia di polvere diretta chissà dove e in chissà che tempo. La vettura era velocissima e l’uomo chiuse gli occhi per lo spavento. Quando li riaprì vide un castello rosa che si stagliava sulla strada davanti a lui. Dopo un viaggio breve, la macchina frenò di colpo da sola facendo uno scoppio, mentre due ruote si staccarono e rotolarono verso il portone della fortezza.

«Chi è che bussa?» domandò una voce dolce proveniente dall’interno del palazzo.

L’inventore preoccupato uscì dall’automobile e rispose:

«Vengo dal futuro, non volevo disturbarti.»

«Aspetta, esco in giardino» disse la voce angelica.

Poco dopo il pesante portone del castello si aprì e il ponte levatoio si abbassò per far passare una bellissima bambina dai lunghi capelli, con una preziosa coroncina sulla testa.

«Ciao, io sono Anastasia e sono la principessa di questo regno.»

«Ciao, io sono un inventore. Purtroppo la mia macchina del tempo si è rotta e non ho portato gli attrezzi con me per ripararla.»

«Così vieni dal futuro, e dimmi sei felice?» gli chiese la bimba mentre guardava l’automobile senza le due ruote davanti. L’uomo rimase perplesso alla domanda della principessa, ci pensò su e rispose:

«Non lo so, mi sento un po’ solo perché sto sempre chiuso nel mio laboratorio e non ho molti amici.»

«Io posso essere tua amica e se vorrai, potrai venire a trovarmi tutte le volte che desideri» gli sorrise Anastasia.

«Venire a trovarti? Sarò costretto a restare qua, perché con la macchina del tempo rotta non potrò tornare al mio laboratorio nel futuro» disse rattristato l’inventore.

«Non ti trattengo qui, mio caro. Sono una principessa magica e posso riparare tutto ciò che voglio.»

«Io non credo nella magia, sono uno scienziato» rispose contrariato l’uomo.

«Fidati di me.» La principessa si alzò in volo dopo che le spuntarono due bellissime ali di farfalla sulla schiena e con la sua voce dolce, ordinò alle ruote che erano rotolate lontano, di tornare gonfie e riparate al loro posto nella macchina.

L’inventore spalancò la bocca e comprese che la magia esisteva in quel mondo fatato che aveva scoperto grazie alla sua macchina del tempo.

«Ora puoi tornare nel futuro, ma se crederai in me, potrai venirmi a trovare tutte le volte che vorrai, solo montando in macchina e pensandomi.»

L’uomo fu contento e dopo aver abbracciato la principessa, si rimise in automobile e sfrecciò via, tornando nel luogo da dove era partito.

Quando arrivò sorrise, scese dalla macchina e pensò che da quel giorno in poi avrebbe creato invenzioni non più solamente per se stesso, ma anche per i vicini di casa con i quali desiderava fare amicizia.

Così non fu più solo e quando sentiva la nostalgia della principessa Anastasia, poteva salire a bordo del suo marchingegno del tempo e pensandola tornare da lei e al suo castello rosa.  

 

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