La fiamma della speranza

Taja quasi 5 anni (Russia)

C’era una volta e una volta non c’era una terra lontana che si estendeva per tutti i confini del mondo: era così vicina al cielo che i laghi riflettevano il colore delle nuvole, nei boschi variopinti si poteva ascoltare il suono di tutti gli animali selvatici e l’aria salmastra del mare arrivava dalle verdi fronde degli alberi fino ai piccoli villaggi costruiti sul dorso delle montagne.

Gli uomini e le donne vivevano lì in armonia tra loro e con la Natura. Una Dama Verde cui erano devoti perché faceva avere loro abbastanza carne per saziarsi ed essere in forze nei giorni di sole, piegando al loro volere una parte dei suoi terreni perché potessero coltivarli con cereali e verdure. Era tanto generosa che festeggiavano lieti i suoi ritmi rispettando il mutare delle foglie. Solo in Inverno il loro stato d’animo cambiava. Era, infatti, la stagione più dura in cui potevano solo dormire, mangiare e ricamare lunghe coperte.

Allora portavano i fuochi all’interno delle proprie case poiché l’ululato del vento spaventava le donne, piegando le fronde degli alberi come fossero suoi servi. Quando diventava più forte, nel fitto buio graffiava e urlava contro le finestre, facendo piangere i bambini. Vedendoli così impauriti la Dama Verde donò loro la creatività. Con quella scintilla nelle loro menti, gli uomini inventarono le candele a forma di piccoli cilindri di cera. Erano dolci come il ricordo della primavera e rigide per essere ferme nel portare nel mondo la fiamma della loro fantasia, della loro speranza e della loro gioia che squarciava il buio dal quale neanche la neve bianca restava immune.

I bambini di tutte le case nelle lunghe notti d’inverno restavano svegli per allontanare la paura della notte, sbirciando oltre i vetri delle finestre, raggelati per la condensa. Le candele accanto ai letti li aiutavano a sentirsi vicini l’uno all’altro mentre ognuno era sicuro di poter scivolare in sogni tranquilli, popolati di case che brillavano come stelle.

Alina era la più dispettosa e ribelle bambina del villaggio al limitare del bosco. Quella sera si mise al letto, stando attenta a sistemare sul cuscino le lunghe trecce. Fece per spegnere la candela allungando la manina e notò, stringendo gli occhi blu, una piccola figura di un uomo della grandezza di uno spillo. Il piccolo omino danzava tra i riflessi rossastri della fiamma, battendo i piedi piano per fare addormentare la bambina, ma sentendosi osservato si fermò a guardarla.

«Chi sei?» domandò Alina curiosa, tirandosi su a sedere.

L’uomo restò in silenzio. I suoi occhi dalle iridi arancioni scintillavano. Dopo qualche istante, aprì la bocca che si rivelò essere una piccola caverna nera. Fu una grande delusione quando si rese conto di non riuscire a parlare. Alina cercò di avvicinarsi perché voleva ascoltarlo, desiderosa di scoprire se in lui avrebbe trovato un nuovo amico.

L’uomo della fiamma allora, spaventato che quella curiosa ragazzina potesse bruciarsi, si prodigò per muovere la fiamma: l’aria tutt’attorno a loro parve sussurrare Toivo. Speranza.

«Ciao Toivo, io sono Alina.» Quando le presentazioni furono fatte, Alina era molto emozionata. Non sarebbe mai voluta andare a dormire sapendo che aveva conosciuto un curioso omino che danzava in una fiamma. Ma non voleva neanche parlare ad alta voce per paura di svegliare la mamma. Risolse bisbigliando una favola per entrambi, finché non si addormentò.

Al mattino, trovando la candela consumata ma con la fiamma ancora viva, Alina salutò Toivo e insieme si affrettarono a uscire di casa per andare a giocare. La bambina correva nei boschi ridendo con gli altri suoi amici e lo proteggeva quando loro rischiavano di spegnerne la fiamma tirandole le palle di neve. Toivo le teneva le mani sempre calde, dato che lei non indossava i guanti.

Al calar della notte, invidioso di quell’amicizia pura, lo Spettro del Gelo, col cappuccio del lungo mantello scuro calato sugli occhi, iniziò a picchiare con un vento rabbioso contro le finestre della casa di Alina: voleva Toivo con sé ad ogni costo.

Entrò di prepotenza nella calda stanza e la rese buia e fredda. Incurante della bambina, si fece vicino a Toivo e gli sussurrò parole di ghiaccio per convincerlo a seguirlo.

La fiamma si muoveva più piano, e il bagliore aranciato al suo interno si faceva sempre meno vivo; Alina batteva i denti e tremava sotto le coperte. Le si raggelò il cuore quando vide che Toivo si piegava per il freddo, i suoi occhi perdevano il loro colore brillante per farsi neri e la sua pelle diveniva blu come le fresche mattine d’inverno che preannunciavano neve. Ebbe voglia di piangere, ma le lacrime le si ghiacciarono sulle guance.

Toivo ormai stava per soccombere allo Spettro del Gelo, ma lei allungò una mano per fargli forza. D’altronde, quella era l’amicizia.

Guardandola negli occhi, Toivo riuscì a rianimare la propria fiamma anche grazie alla sua vicinanza, e tenne il Gelo lontano. Quella notte e tutte le altre a seguire.

Martina Conti

Pubblicato da Piccoli Grandi Sognatori

Progetto creativo e dinamico per grandi e piccini. Immagini e parole a servizio della fantasia.

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